Io sono M49

Un episodio ai limiti dell’incredibile, una storia d’altri tempi, che ci ha fatto e continua a farci sognare. Io sono M49 Proprio durante la chiusura imposta dal COVID 19, periodo che avrebbe dovuto portare ad una riflessione profonda su quello che è il rapporto uomo – natura, veniva catturato Maschio numero Quarantanove. Papillon, nome datogli da Fulcro Pratesi in memoria del personaggio interpretato dal grande Steve McQueen e ripreso immediatamente dal Ministro per l’Ambiente, si è reso partecipe della più grande fuga per la libertà dalla prigionia per ritornare a casa, nel suo territorio, in Val Rendena. Colpevole di alcuni crimini certo, ma senza mai essersi reso pericoloso nei confronti dell’uomo, questo inteligentissimo plantigrade, non chiedeva niente più che vivere nei boschi della sua valle e trovare una compagna dove riprodursi. L’uomo lo ha sempre evitato. Lo evitava così bene che nonostante le due ordinanze di cattura e l’autorizzazione a far uso di armi da fuoco per abbatterlo nel caso fosse stato necessario, ci sono voluti ben nove mesi agli agenti della Forestale per riuscire a catturarlo. Ora la sua fuga è finita ma il simbolo di libertà che M49 ha rappresentato, confortandoci durante le gravi limitazioni che siamo stati costretti a sopportare nei mesi di lock down, non scomparirà con la sua prigionia. M49 è il simbolo di tutti coloro che non sono pronti a rinunciare alla libertà, perché anche quando ci avranno tolto anche l’ultima libertà, non potranno mai toglierci quella di continuare a sognare di essere liberi. LA FUGA DI M49 La cronostoria integrale della fuga di Papillon è stata riportata assieme al tracciamento gps sul quotidiano L’Adige del 29/04/2020 (https://www.ladige.it/news/cronaca/2020/04/29/straordinario-viaggio-dellorso-m49-trento-vanoi-poi-ritorno-casa-sua), noi ne proponiamo una sintesi: L’orso M49 inizia a far parlare di se nel giugno del 2019 quando si rende protagonista di una serie di incursioni nelle vicinanze di alcune maghe della Val rendena, probabilmente attirato dall’odore di cibo contenuto al loro interno. Trattandosi di un esemplare maschio, giovane e coraggioso , M49 prova ad entrare in queste baite e malghe cercando di abbattere porte e finestre e si rende colpevole di ben 16 tentativi di effrazione in tre mesi. Questo dato è stato fornito dalla Forestale e dal Servizio Fauna Provinciale che ne moritano gli spostamenti tramite radiocollare. L’ordinanza di cattura e confinamento viene emessa il primo luglio del 2019 dal presidente della Giunta Provinciale a seguito di un incontro ravvicinato con un pastore che prova a sparargli con una carabina. Prontamente il Ministro dell’Ambiente Costa lo diffida dall’abbatterlo. Dopo due settimane di tentativi di cattura senza risultati viene finalmente catturato con una trappola a tubo nei pressi di Malga Rosa nel comune di Porte di Rendena. Trasferito nella prigione di Casteller di Trento gli viene tolto il radiocollare. Alle prime ore dell’alba M49 scavalcando una barriera di quattro metri e tre recinti elettrici con scariche dai 7000 ai 9000 volt. L’animale viene avvistato sulla Marzola e riparte la caccia. Il Ministro diffida nuovamente la Provincia dall’uccidere l’orso. Nei giorni successivi viene immortalato dalle fototrappole di Susa di Pergine e poi ai Piani della Maranza. In preda all’impotenza e alla rabbia nel non riuscire a catturare M49 il Presidente Fugatti firma una nuova ordinanza in cui da facoltà ai forestali di sparare all’animale in caso di necessità. Ciò equivale ad una vera e propria condanna a morte!n L’ordinanza apre uno scontro istituzionale con il ministro Costa che «diffida» la Provincia. Iniziano le proteste degli animalisti anche a livello nazionale. A metà Agosto M49 lascia la Marzola, e il giorno di Ferragosto viene avvistato sulle pendici del Monte Corona, in Val di Cembra, fra Giovo e Faedo. In una notte è passato da Pergine alla destra orografica dell’Avisio. Risalendo la dorsale della Val di Cembra, dalla Maderlina a Ponciach, M49 scavalca anche Fontanefredde e viene segnalato fra Redagno e Pietralba, in Alto Adige. L’orso si ferma a Malga Ora, tra Nova Ponente (Alto Adige) e il passo di Lavazè in val di Fiemme a 1.875 metri d’altezza. Viene avvistato dal malgaro. Per giorni si muove fra Lavazé e i pascoli di Varena. Il 20 agosto M49 fa razzia di arnie, e nella notte si avvicina a una roulotte di pastori sopra passo Lavazé. I due pastori rumeni affermano che l’orso si è appoggiato alla roulotte scuotendola, per razziare le immondizie che si trovavano in un bidone agganciato all’esterno. Dopo l’allarme, interviene la Forestale che spara alcuni colpi di fucile in aria per allontanarlo dalla zona. Dopo due giorni si sposta nella zona di passo Oclini, dove sbrana due vitelle nella notte. Da lì in poi si perdono le sue tracce! Agli inizi di settembre riappare dopo aver attraversato la Val di Fiemme ed aver risalito il versante del Lagorai: al Lago delle Buse dove uccide una manza. Il giorno dopo viene avvistato da un cacciatore verso il passo Manghen. In ottobre M49 lascia le sue tracce nel Vanoi, nella zona di Malga Socede (sul territorio comunale di Castello Tesino nella catena del Lagorai) dove viene avvistato e dove ha ucciso circa una decina di ovini . Arrivano i Forestali che apprestano due trappole-tubo nel bosco limitrofo. A novembre altre predazioni e tracce di M49 nella zona di Cima d’Asta. I Forestali affermano che l’orso sia riuscito ad entrare più volte nelle trappole tubo cibandosi delle esche ma senza far scattare il congegno di cattura che dovrebbe far chiudere la porta alle spalle dell’orso. Poco dopo, entra in letargo. Il primo marzo M49 si sveglia e lascia tracce del suo arrivo in Fiemme: ad Arodolo, località nel comune di Castello Molina, dove visita l’Azienda agricola di Luigi Bonelli e si ciba del miele delle arnie. Due giorni dopo l’orso attraversa l’Avisio, passeggia di notte nel paese di Castello di Fiemme, dove viene persino filmato dal figlio del sindaco nel giardino di casa. Poi si sposta nei boschi sopra Daiano, risalendo la valle. A fine marzo quando le ricerche si concentrano in Val di Fiemme M49 discende il Lagorai e arriva sul territorio di Bedollo e Piné. A fine marzo M49 in una sola notte compie un vero “tour” delle malghe del Redebus: partendo dalla zona di Spruggio basso dove ha tentato di sfondare la finestra della malga, si è portato alla malga dei cacciatori di Stramaiolo alto. Si è quindi spostato alla malga di Stramaiolo basso dove ha dato una zampata ad ogni finestra del piano terra senza peraltro riuscire ad aprirle. Poi a malga Pontara dove è riuscito ad aprire la porta. Qui si è accontentato di scolarsi una bottiglia di olio d’oliva. Da malga Pontara si è recato a far visita anche a malga Regnana dove ha lasciato numerose impronte sulla porta d’entrata, per scendere alla zona del Redebus. In aprile l’orso tenta di entrare nella malga Cambroncoi, sotto il Doss di Costalta, a sud del Redebus, poi scende in Val dei Mocheni, nel territorio di Sant’Orsola, passando sopra Mala. Attraversa la valle, passa il torrendte Fersina, e risale la Panarotta verso Vignola Falesina. Viene poi segnalato al Compet, e a Vetriolo. Dopo aver disceso la Panarotta, M49 attraversa la Valsugana, risale la Vigolana e fa razzia abbattendo la porta a malga Valli. Dalla Scanuppia, l’orso si sposta di circa 15 chilometri a sud, passando forse dal Finonchio e percorrendo poi la dorsale dello Zugna sopra la Vallarsa: viene avvistato tra il Carega ed il monte Plische. A metà aprile viene filmato sul Carega mentre gioca nella neve. Al rifugio Fraccaroli prova ad abbattere la porta in metallo, e si introduce in un locale magazzino per cercare cibo. Il giorno dopo compare sul cancello di un residence di Cassone di Malcesine. Viene avvistato da vicino da una donna; la Polizia Provinciale del Veneto raccoglie campioni di peli, inviati a Trento per le analisi che confermeranno che si tratta di M49. Tre giorni dopo un orso viene avvistato di notte in paese a Nago. Inseguito da un automobilista, viene filmato ed il video diventa virale sui social. Si diffonde la voce che sia M49, ma dalla Provincia arriva la smentita: sarebbe uno degli orsi stanziali sul Monte Baldo. In seguito la provincia confermerà che si trattava proprio di M49. Il 25 aprile, forse in onore della ricorrenza, un orso fa razzia in quattro malghe della zona fra Bondo e Breguzzo nelle Giudicarie. Per il modo di muoversi e la metodologia di attacco e per la zona, fra gli allevatori vi è la certezza che si tratti proprio dell’orso fuggitivo, ritornato «a casa sua». Il 27 aprile la Provincia Autonoma di Trento conferma: si tratta di M49. L’orso, anche grazie alla quarantena COVID 19 che ha paralizzato l’Italia è riuscito a passare la Valle dell’Adige attraversando A22, ferrovia, e svariate strade locali, per tornare a casa in Val Rendena. Alle ore 21,20 del 28 aprile l'orso M49 viene catturato dalla Forestale con una "trappola a tubo" e riportato in cattività nel recinto del Centro Faunistico al Casteller di Trento dove resta ad oggi incarcerato. Nonostante i numerosi proclami del Ministro per tentare di trovare una sistemazione idonea per M49 in qualche parco europeo è probabile che l’orso sia stato castrato e messo in stato di sedazione farmaceutica per evitare problemi con l’altro detenuto della prigione: l’orsa DJ4 LA REAZIONE ANIMALISTA Qui di seguito vengono riportate le dichiarazioni rilasciate dai rappresentanti di alcune fra le maggiori associazioni riprese dal Blog di Guido Miciotti sul Sole 24ore (https://guidominciotti.blog.ilsole24ore.com/2020/04/29/fine-della-fuga-lorso-m49-catturato-trentino-portato-al-casteller/) Lega anti vivisezione LAV): richiede il rilascio immediato dell’orso ritenendo che la prigione del Casteller non sia compatibile con le necessità dell’animale. Tenerlo rinchiuso in uno spazio non idoneo rappresenta una inutile crudeltà per un animale che ha difeso la sua libertà in una disperata fuga che è durata ben nove mesi. “Un animale che, pur avendo percorso centinaia di chilometri non ha mai costituito alcun pericolo per l’uomo e che ora sarà condannato all’ergastolo solo per avere mangiato del cibo malamente custodito in alcune baite in alta quota”. “La sentenza emessa dalla Provincia di Trento è inutilmente crudele perché si accanisce su un animale che ha dimostrato eccezionali capacità di adattamento e sopravvivenza, aspetti che ne fanno un individuo particolarmente dotato che dovrebbe essere per questo ancora più rispettato e accettato, anche se si è reso responsabile di qualche danno, esclusivamente di carattere economico”. Ente Nazionale Protezione Animali ENPA: accusa la Provincia di Trento di incapacità nella gestione degli orsi e di applicazione di un programma europeo, per cui ha ricevuto negli anni cospicui fondi. Anche loro come la Lega Anti Vivisezione fanno notare che: ““Il Casteller è una struttura di prigionia che non solo ha spazi risibili per un orso ma si trova in una zona periferica della città di Trento e quindi vicino alle abitazioni: ricordiamo che M49 lo scorso anno riuscì ad evadere da lì e sottolineiamo che non ci fu comunque da parte dell’orso nessun tentativo di avvicinamento all’uomo e che mantenne sempre un comportamento elusivo. Abbiamo chiesto tante volte di lavorare a livello europeo ed extra europeo, dove i santuari esistono e svolgono un buon lavoro”. “Basta con la gestione localistica e improvvisata, con le catture facili, gli allarmismi e le azioni che hanno come reale motivazione la ricerca del consenso politico. Occorre una visione ampia, di alto livello, e scientifica. Ricordiamo che gli orsi non sono proprietà del Trentino, ma dell’intera comunità nazionale, riconosciuti dal legislatore come animali particolarmente protetti” GAIA ANIMALI & AMBIENTE. Il presidente Edgar Meyer dichiara: “Ogni qual volta ne è venuto in contatto, è fuggito immediatamente. “Diversamente dagli altri orsi del Trentino si è avvicinato talvolta a malghe isolate, alla ricerca di cibo, facendo qualche piccolo danno alle arnie. Ma, come è noto, in Italia ci sono tutti gli strumenti per ripagare agli operatori i -pochi- danni fatti. Non c’era nessuna necessità di catturare e rinchiudere a vita un orso giovane, che non si è mai riprodotto”. Le associazioni del Coordinamento Life for Ursus -tra le quali Gaia Animali & Ambiente, Lega Abolizione Caccia Trento, Leal e Limav- avanzano il dubbio che non si tratti di M49 ma di un altro orso. Infatti M49 ha sempre scansato le trappole a tubo e visto che alla cattura non aveva più il radiocollare bisognerebbe fare un prelievo del DNA per assicurarsi che si tratti veramente dell’orso in questione. Con la cattura e la prigionia di un giovane orso ha perso l’ambiente. Ha perso la Natura. Ma ha perso anche la Provincia di Trento, incapace in questo caso di trovare soluzioni equilibrate tra l’uomo e gli altri animali. 100% ANIMALISTI. Anche questa associazione ritiene che l’orso catturato non sia M49 che sarebbe probabilmente morto l’anno scorso. “La nostra opinione è che M49 sia stato ucciso l’estate scorsa e l’orso catturato ed imprigionato al Casteller sia un altro. La prigione di Mattarello, centro faunistico gestito dai cacciatori, ma la stampa locale se ne guarda bene a specificarlo, è una delle tante vergogne legalizzate del Trentino. M49 è stato catturato, per una pura fatalità, nella stessa zona dove fu assassinata Daniza, che strano vero? Tutto strano, come la fuga da una prigione elettrificata, come le foto trappola, come gli avvistamenti nei boschi, come le razzie di Bestiame”. WWF. “La cattura dell’orso M49, alias Papillon come affettuosamente ribattezzato dal nostro Presidente Onorario, Fulco Pratesi e subito ripreso dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, è una pessima e triste notizia per la conservazione della natura nel nostro Paese”, scrive il Wwf. “Nonostante nelle ultime settimane – prosegue la ong -, dopo il risveglio dal periodo di ibernazione, abbia effettuato alcune intrusioni in baite, malghe ed altri stabili disabitati, M49 non si è mai reso protagonista di attacchi o comportamenti pericolosi verso l’uomo, al contrario di quanto avrebbe affermato la Provincia Autonoma di Trento, che oggi spiega che l’intervento è stato reso necessario dal comportamento dell’orso, pericoloso per l’uomo”. Il Wwf Italia “ricorda alle autorità trentine che l’orso è una specie protetta sia da Direttive internazionali che da leggi nazionali (Legge 157/92), e che interventi di cattura e captivazione di un individuo devono rispettare alcune fondamentali condizioni di necessità”. “Chiediamo dunque delucidazioni alla Provincia Autonoma di Trento (PAT) – conclude l’associazione – su necessità, tempi e modalità dell’intervento messo in atto, e sul destino di M49, già oggi rinchiuso nel recinto del Casteller, che ha tra l’altro già mostrato in passato evidenti carenze strutturali e gestionali”. OIPA. L’Organizzazione internazionale protezione animali presenterà “subito un’istanza di accesso agli atti alla Provincia Autonoma di Trento per verificare la modalità e la regolarità della cattura dell’orso M49. Valuteremo insieme ai nostri esperti e veterinari se l’attuale collocazione sia idonea per un esemplare di questo tipo”, scrive l’avvocato Claudia Taccani, Responsabile Sportello Legale di Oipa Italia. “Fermo restando che contestiamo la cattura – prosegue il legale -, dobbiamo verificare che l’attuale custodia non integri una forma di maltrattamento, avendo già M49 manifestato grossa ostilità nella precedente errata cattura”. La scorsa estate, scrive ancora Taccani “l’Oipa aveva già presentato un esposto presso la Procura di Trento per contestare la metodologia nonché l’ordinanza di cattura e abbattimento non necessaria dell’orso”. “La PAT non è in grado di gestire gli orsi, – aggiunge Massimo Comparotto, Presidente Oipa Italia – di sensibilizzare e insegnare ai propri cittadini come poter prevenire danni. M49 non ha mai attaccato l’uomo, ma solo cercato cibo. Nella vicina Slovenia (dove vivono centinaia di orsi ma si fa caccia di selezione e la carne si può persino cucinare e servire a tavola, nd24z) hanno fatto diventare l’orso attrazione turistica, organizzando addirittura tour guidati in sicurezza. Papillon, amato e seguito in tutto il mondo, dovrebbe essere tutelato in questo modo”. LEIDAA. “E’ una notizia triste quella della cattura dell’orso M49, non solo perché è privato della libertà un animale selvatico abituato ai grandi spazi, che non ha mai avuto comportamenti pericolosi per l’uomo, ma perché la prigionia dell’orso è l’effetto di una politica miope e ottusa, incapace di garantire, come avviene in altre zone d’Italia e d’Europa, la convivenza tra questo splendido carnivoro – di cui si è chiesto ed ottenuto il ripopolamento con dispendio di risorse pubbliche – e le attività umane sul territorio. Il posto di M49 è nei boschi, non in una struttura detentiva. Chiediamo che gli sia restituita la libertà, ingiustamente tolta. Riservandoci di agire in ogni sede per la tutela del patrimonio naturale, che è di tutti, vigileremo perché M49 non debba subire altri maltrattamenti”, dice Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente. Lndc. Nella totale noncuranza della normativa vigente, la Provincia di Trento prosegue con l’indiscriminata politica di rimozione degli orsi, specie animale protetta ed in costante rischio di estinzione. Nonostante l’emergenza planetaria, la Provincia di Trento ha attuato il suo proposito di catturare M49, ora rinchiuso nel centro del Casteller, lo stesso dal quale era fuggito nel luglio 2019. Fortunatamente l’orso non è stato abbattuto, nonostante la “licenza di uccidere” conferita dal Presidente della Provincia di Trento Fugatti al personale del Servizio foreste con l’ordinanza del 22 luglio 2019. Ordinanza prontamente impugnata dalla LNDC davanti al TAR Trento, purtroppo con esito negativo. Ora, “chiediamo alla PAT di procedere all’immediato rilascio di M49 e all’attivazione della sola attività di controllo mediante il radiocollare, in modo da dare finalmente, in questo particolare periodo storico, un segnale nel senso dell’inversione di marcia su scelte che riguardano la convivenza con questi animali e la tutela della biodiversità, indispensabile per la vita sulla Terra”, fa sapere Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. Partito animalista. Insieme a molte associazioni animaliste il segretario del Partito Animalista Italiano, Cristiano Ceriello, ha presentato diffida nei confronti del Presidente della Provincia di Trento, del Prefetto e del Ministro dell’Ambiente per chiedere l’immediata LIBERAZIONE dell’orso M49. “Questo periodo di quarantena forzata avrebbe dovuto farci riflettere sulle azioni umane nei confronti della natura e di quanto sia fondamentale per ogni creatura vivente essere padrone della propria vita. Rinchiuderlo nella ‘prigione’ del Casteller, luogo non compatibile con le sue caratteristiche etologiche, è di una crudeltà inaudita. E giustificare la sua cattura per questioni di sicurezza è ridicolo, soprattutto perché avanzata da un rappresentante di un partito filo-venatorio. Ricordiamo che i cacciatori, solo nell’ultima stagione venatoria, hanno ucciso 91 persone, M49, invece, zero.” Animalisti italiani. Scrive il Presidente di Animalisti italiani onlus, Walter Caporale: “Che senso ha condannare all’ergastolo l’orso solo per aver mangiato del cibo malamente custodito? Abbiamo inviato una diffida al Presidente della Provincia, Maurizio Fugatti che ricordiamo nel 2014, quando sedeva comodamente all’opposizione, era schierato contro l’uccisione dell’orsa Daniza e dichiarava che l’uccisione avrebbe screditato la Regione agli occhi del mondo intero! Ora fa marcia indietro solo per una questione di consenso politico, per prendere voti da parte degli agricoltori e degli allevatori che avrebbero tra l’altro anche dei rimborsi qualora i loro animali venissero feriti o uccisi da orsi, lupi o altri animali selvatici. Questo accanimento nei confronti degli orsi è solo uno squallido stratagemma per distrarre l’opinione pubblica da altre questioni. La cattura di un ‘selvatico’ (patrimonio dello Stato Italiano e specie altamente protetta) è un gesto crudele perché l’orso non è mai stato pericoloso per l’uomo”.
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