Indignarsi non è abbastanza !

Indignarsi non è più sufficiente Gli attacchi all’ambiente da parte degli imprenditori dello sci si ripetono su tutto l’arco alpino come anche sugli appennini. Siamo andati a vedere cosa succede in centro Italia, nelle Marche, a Frontone in provincia di Pesaro Urbino dove si sta compiendo, sotto lo sguardo impotente degli abitanti della zona, uno scempio ambientale senza precedenti. Questo torrente di soldi pubblici è arrivata anche sul monte Catria dove, nonostante i tentativi di alcune associazioni ambientaliste locali, dal 2018 è iniziato l’ampliamento della stazione sciistica del Monte Acuto e del Monte Catria che parte da Caprile (tenetevi forte) a 530m sul livello del mare, per arrivare poco sotto i 1600m. Inutile dire che il progetto a queste altitudini non è economicamente sostenibile. La sostenibilità economica non interessa perché questi interventi sono investimenti finanziari che servono ad assicurare un cash flow importante alle imprese grazie ai finanziamenti a fondo perduto. Se gli imprenditori dovessero imprendere i loro soldi pochissimi di questi progetti verrebbero realizzati Purtroppo i finanziamenti a fondo perduto, e le folli politiche di sviluppo promosse dall’Unione Europea, hanno permesso di distruggere una meravigliosa faggeta per consentire il passaggio delle nuove piste a cui forse se ne aggiungeranno altre due, e dei due nuovi impianti di risalita. Quella del Catria Snow Park è una triste storia che deve aiutarci a riflettere e a mettere in discussione i metodi che stiamo adottando per portare avanti le battaglie ambientaliste di questi anni. Nonostante la manifestazioni organizzata nel luglio 2018 dall’associazione Lupus in Fabula e quella dell’ottobre 2019 organizzata da Cai Marche , WWF , Lega Ambiente, Italia Nostra, Lipu, CAI Montefeltro, CAI Pesaro e altre associazioni ambientaliste i lavori proseguono. Le principali associazioni ambientaliste assieme al CAI hanno presentato un esposto alla procura della Repubblica per violazione della normativa sugli appalti e sulle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale con la richiesta del sequestro preventivo degli impianti ma ad oggi i lavori proseguono. Forse si arriverà bloccare i lavori che prevedono la realizzazione di altre piste e del bacino di ritenzione idrica che dovrà alimentare l’impianto di innevamento artificale, ma intanto i soldi sono stati stanziati, la società ne ha beneficiato, la faggeta è stata deturpata, gli impianti posizionati sul versante nord del gruppo del Catria e bloccando la costruzione del bacino avremmo distrutto una montagna per nulla! Siamo tutti indignati .. ma forse non basta. Del Catria hanno parlato in molti e sono apparsi articoli sulla rivista del CAI la Montagna 360° (Martina Nasso : “non perdiamo l’acuto”), sul blog di Gogna https://www.gognablog.com/dolore-acuto/ , sul Journal di The Clean Outdoor Manifesto Testo di Pietro Ciarimboli con il supporto di Alessio Tagliani (Appennino Splitboard) https://www.theoutdoormanifesto.org/azioni/il-catria-e-lo-sviluppo-in-sostenibile/ solo per citarne alcuni eppure non è bastato! L’approccio legale, necessario ed imprescindibile, richede tempistiche che spesso non sono sufficientemente rapidide ed arrestare i disboschi e gli scavi e gli esposti e le denuncie si rivelano strumenti inadeguati alla salvaguardia ambientale. Per tentare di fermare i lavori sul Catria e sull’Acuto sono state fatte manifestazioni, si è informata la società civile, si è sensibilizzata l’opinione pubblica e si è fatto ricorso alla giustizia per denunciare gli abusi ma non è servito a nulla o quantomeno non è servito a preservare l’ambiente. Dopo aver scritto, fotografato, denunciato, manifestato e dopo esserci indignati forse ci siamo sentiti meglio perché pensavamo di aver fatto la cosa giusta … ma non è bastato! Sembra evidente, alla luce di questa triste storia che poi non è altro che la storia che si sta ripetendo su tutto l’arco alpino dalle Dolomiti alle Alpi Occidentali, che indignarsi non è più sufficiente e che nuove forme di protesta devono essere ideate rapidamente se vogliamo riuscire a tutelare realmente l’ambiente per noi per le generazioni future.
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