In Punta di Piedi

Chi avrebbe mai detto che “da grande” sarei finito a fare il fotografo? E chi avrebbe pensato che avrei fotografato proprio quello che amo, animali, foreste e montagne? Dieci anni fa ero alle prese con Illustrator e Photoshop, con l’ambizione di diventare Graphic designer e l’insofferenza nei confronti di quei clienti, spesso dalle dubbie filosofie aziendali, che correggevano il mio lavoro a suon di “cambia qua” “togli là” “metti il logo bello grande in alto” … Meno male che c’era la montagna. La mia montagna. Le nebbie nel bosco, la prima nevicata d’autunno, i bramiti nella notte, il cinguettare allegro della Cincia dal ciuffo. E il Grande Nord, col lento danzare dell’Aurora boreale. Erano stati d’animo che mi riempivano, che avrei voluto condividere, ma non sapevo esprimerli a parole. Poi è successo che un topolino mi ha sorriso e la mia vita è cambiata. Sì, proprio così. Avevo appena fatto un corso di fotografia in Accademia, quando è arrivato quel topo. In realtà proprio un topo non era, ma un piccolo di moscardino (Muscardinus avellanarius), che ha deciso di sorridere alla mia macchina fotografica nel momento preciso in cui io ho scattato. Poi quella benedetta fotografia ha cominciato, senza che io facessi praticamente nulla se non pubblicarla sulla mia pagina Flickr, a fare il giro del mondo. Migliaia di condivisioni e pubblicazioni, e io, gasato, ho pensato: quasi quasi provo a fare il fotografo! Quello che mi interessava davvero non era tanto la fotografia in sé, quanto l’esperienza. Vivere la montagna, in solitudine, abbandonando il sentiero tracciato e seguendo quello, appena accennato nell’erba alta e zuppa di rugiada, di un grande cervo passato da poco. Erano tutte sensazioni che, celate da troppo tempo nel profondo del mio spirito, cominciavano finalmente a prendere forma. La fotografia mi aveva così permesso di esprimere finalmente quello che avevo da dire, raccontando di me e della Natura, che molto amavo e volevo condividere. Il mio approccio al bosco e alla montagna è quello della lentezza, dell’ascolto, non avere una meta, saper rinunciare, tornare a casa felice anche se a mani vuote (come spesso accade). L’obiettivo della creazione (“You don’t take a photo, you made it”, diceva il maestro Ansel Adams) e della condivisione delle mie immagini è, oltre che un’esigenza personale e spirituale, la conservazione di quella straordinaria Natura che, nonostante tutto, ancora ci sostenta e ci permette di sopravvivere. Credo fortemente nella bellezza e, come un umile servo al cospetto del Creato, cerco di mostrarla a chi, per ignoranza, casualità o volontà, non è stato ancora in grado di coglierla. Ho il privilegio di potermi immergere in questa meravigliosa Natura, e di continuare a farlo in silenzio, in punta di piedi, con rispetto e gratitudine. È il minimo che si possa fare, consapevoli del fatto che siamo ormai intrusi a casa nostra, poiché quella che era la nostra dimora è diventata un luogo sacro da preservare, prima che sia troppo tardi. Bellezza e lentezza sono per me valori vitali, soffocati come siamo da questa frenetica quotidianità del tutto e subito. Sul tema esistono numerosi interventi, alcuni dei quali ritengo imprescindibili, e pertanto non mi dilungo in noiose considerazioni personali. Preferisco concludere con le intense parole di un autore che sento particolarmente vicino, Tiziano Terzani: “Seduto su un’alta roccia del crinale, a volte per ore, senza più l’angoscia dello scorrere del tempo, imbacuccato contro il freddo, dinanzi all’orizzonte traversato da catene e catene di montagne bianche e azzurre, avevo momenti di estasi. Lo stesso vento che carezzava me piegava i fili d’erba ai miei piedi, spingeva le nuvole nel cielo, e la vita che sentivo tutta attorno nelle piante, nei fiori, negli animali era la stessa che scorreva nelle mie vene. La natura aiuta a espandere la coscienza e la mia sembrava improvvisamente capace di percepire la totalità. […] Che piacere osservare i propri pensieri! Per giunta circondato da una bellezza di cui potevo godere liberamente, senza dover cercare di farla mia. Questo è un altro aspetto rasserenante della Natura: la sua immensa bellezza è lì per tutti. Nessuno può pensare di portarsi a casa un’alba o un tramonto”. (Un altro giro di giostra)
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